Solennità di S. Ambrogio
- Omelia del 25-04-06
Omelia per il 25 Aprile 2006
E’ sempre con grande gioia che si ripete il pellegrinaggio della
Parrocchia di S. Maria Maggiore presso la tomba del glorioso Martire
Ambrogio;
- è come un rinnovare la Comunione Eucaristica vissuta, ai suoi tempi,
nella Domus Ecclesia di Valerius Gaius, sulla quale in tempi successivi
furono edificate le tre Basiliche dedicate alla Vergine dell’Assunzione;
- è come un restituire la visita, nella Cattedrale che oggi ne custodisce le
Sacre Reliquie, alle stesse Reliquie che furono ospitate, come volle il
Santo Vescovo Giovanni, per quasi tre secoli, nella vecchia Cattedrale di
S. Maria Maggiore, dall’824 al 29 Dicembre 1108.
Sarebbe gratificante fermarsi ad ammirare la bellezza del giovane
ufficiale romano e a contemplare la santità dell’eroico soldato di Cristo;
ma mi è stato affidato un tema nel progetto di questa novena, con lo
sguardo proteso verso il prossimo Convegno della Chiesa Italiana in
Verona che vorrebbe dare un forte contributo al risveglio dei valori
cristiani, non solo per i fedeli, ma per tutta la comunità anche civile
italiana.
Nel tema generale “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”, si
rivolge l’invito a ripensare un ambito particolare della testimonianza:
quello della famiglia e della vita affettiva in genere.
Per il cristiano, e non solo per il cristiano, la famiglia non è una delle
tante forme aggregative convenzionali per la ricerca di un bene comune,
ma è la forma originale del vero vivere umano e il luogo privilegiato
della scuola del vivere. Non per nulla la famiglia è meraviglioso progetto
di Dio, che creando l’uomo a sua immagine e somiglianza, lo inserisce
nella famiglia, a sua volta fatta ad immagine della Famiglia Trinitaria.
Ma se la Chiesa italiana, facendosi eco delle premure del Papa, ritorna
insistente sul tema della Famiglia, è perché la famiglia è in forte crisi,
come lo è tutta la vita affettiva, con le conseguenze che amaramente
vediamo ogni giorno: famiglie che si disgregano, mamme che uccidono i
propri figli, padri che violentano le proprie figlie, figli senza più punti di
riferimento, ragazzi senza ideali, giovani chiusi nel grembo della
famiglia di origine perché insicuri del domani; e non solo, come spesso
si vuol far credere, a causa di difficoltà economiche, ma piuttosto per
disagio nell’assumersi la responsabilità di una famiglia, non avendo
imparato il vivere come famiglia.
Il tutto perché è venuta meno la fede, non come sapere che Dio esiste,
ma come adesione al progetto-famiglia come Dio l’ha ideata e proposta
come luogo dell’essere e del vivere umano:
nel Matrimonio uno e indissolubile, vissuto nell’accoglienza reciproca e
nella fedeltà reciproca; come luogo di
crescita in comunione e scuola di
formazione per le future generazioni;
luogo dove i figli non attendono il domani con incertezza, come “cani
perduti senza collare”, ma con fiducia, convinti di poter dare il loro
contributo a costruire veramente la “civiltà dell’amore”.
Ma è proprio sicuro che la società di oggi, che i vari maestri ed esperti
dei problemi della famiglia, che coloro che presiedono e dirigono le sorti
della nostra Patria, che le nostre comuni famiglie, in comunione con la
Chiesa italiana e non in contrapposizione, si convertano al progetto di
Dio, per fare comunione, per essere scuola di educazione alla vita, per
far crescere i figli, a somiglianza del figlio di Dio fatto uno di noi, in età,
sapienza e grazia, per lanciare i giovani in orizzonti pieni di idealità e
certezze?
O continuiamo a diffidare della sapienza creatrice e conduttrice di Dio,
per poggiare sulle sabbie mobili delle nostre comode e disimpegnate
prospettive?