SANTA CLAUDIA VALERIA PROCULA

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Donna Claudia. Colei che sposò Pilato e sognò Gesù

Claudia Procula era la più giovane delle figlie di Giulia, la figlia dell’imperatore Ottaviano Augusto, dunque nipotina del fondatore dell’Impero di Roma. Giulia aveva avuto tre mariti, l’ultimo dei quali fu Tiberio. I ragazzi Lucio e Caio erano figli di Giulia, ragazzi che il nonno Augusto adorava e vedeva come suoi successori.
Ma erano la peste della gioventù di Roma. Uno morì in guerra, l’altro di malattia, non ancora ventenni. Per la sua vita dissoluta, Giulia era vista come contraria alla politica “moralizzatrice” del padre, e pertanto fu esiliata da Roma. Ma Augusto si associò al trono l’ultimo marito di Giulia, appunto Tiberio, che gli succederà nel 14 d.C. Durante l’esilio, Giulia diede alla luce Claudia, figlia di un cavaliere romano di cui non sappiamo il nome.

Moglie del governatore

Ma, l’esser figlia di tale madre, bastava alla piccola Claudia per far parte della più illustre famiglia di Roma, la gens Julia-Claudia, il clan dei primi imperatori di Roma, da Ottaviano a Nerone. Quando Claudia ebbe tredici anni, Giulia la mandò a Tiberio perché provvedesse alla sua istruzione.

Sedicenne, Claudia conobbe Ponzio Pilato, uomo di umili origini dell’Irpinia, il quale chiese a Tiberio di sposarla: un buon partito davvero, che avrebbe servito alla sua carriera militare-politica.

Così, Pilato si imparentò con la famiglia dell’Imperatore e, grazie ai buoni uffici di Claudia e all’appoggio di Seiano, il plenipotenziario di Tiberio, nel 26 d.C. fu nominato governatore della Giudea. Succede anche oggi a certi uomini, i quali, pur essendo a zero, salgono in alto grazie alle loro mogli illustri. Così andava il mondo, anzi così va ancora.

Pilato amava Claudia e, che l’amasse, lo dimostra il fatto che egli aveva chiesto di condurla con sé in Giudea, anche se la “lex Oppia” vietava ai proconsoli di condurre seco le mogli. Ma Claudia ottenne il permesso dallo stesso Tiberio. Da pochi anni, Pilato si trovava a Gerusalemme, quando poté accogliere Claudia, la quale non vedeva l’ora di vivere una vita nuova, lontano dalla capitale del mondo, in mezzo a gente sconosciuta e pure affascinante per la sua religiosità singolare.

Già a Roma, ella sapeva che i giudei adoravano un Dio unico, nascosto, misterioso, creatore e padre di tutti.

A Cesarea marittima, dove il governatore abitava, a Gerusalemme dove si trasferiva durante le feste della Pasqua, per assicurare l’ordine pubblico di quella gente piuttosto agitata e in cerca di profeti e di liberatori, Claudia sentì parlare di Gesù. Forse dalle serve che aveva scelto in Giudea, dai domestici che le recavano notizia di Lui. Possiamo pensare con fondamento che, Gesù, pure l’avesse visto di persona, essendo la fortezza Antonia, dove ella dimorava con il suo Ponzio, vicina al Tempio di Gerusalemme nel quale lo stesso Gesù veniva a pregare e a predicare.
Chi può negare che lo abbia pure ascoltato, visto che tutti andavano ad ascoltare Gesù, anche i pagani, fenici, cananei, greci o romani che fossero? Anche dei centurioni, comandanti delle caserme di soldati di Roma nelle città di Giudea, andavano da Gesù. E se ne tornavano dall’ascolto, dichiarando: «Mai nessuno ha parlato come costui!» (Gv 7,46). Noi pensiamo che Claudia sia stata profondamente scossa da Gesù: chi mai era quel Rabbì umile e maestoso, che coccolava i bambini e teneva testa come un giurista consumato ai suoi nemici? Chi era mai quel Maestro che annunciava il Dio unico e vero e, per Lui, una nuova vita, di Verità, di purezza, di amore, di perdono? Sicuramente un giusto, un uomo superiore, e forse anche qualcuno di divino. Ed ecco che quel “Giusto”, “quel Gesù”, la mattina della vigilia del sabato pasquale, era stato portato dalle volpi del sinedrio davanti a Ponzio Pilato e lì avevano urlato la sua condanna a morte, e che fosse Pilato a ratificarla, con il diritto di Roma. Claudia si era impaurita a sentire e a vedere dalla finestra della fortezza quei congiurati con frange e filatteri, quel Caifa odioso, che aizzavano la plebaglia a gridare a Pilato: “Crocifiggilo”.

In difesa di Gesù

A nessuna donna era concesso di interferire nei sistemi di legge e neppure suggerire qualche consiglio circa la procedura legale. Ma Claudia, sapendosi amata da Pilato, sente che deve far qualcosa in difesa del giovane Rabbì di Nazareth, il più nobile che ella aveva visto… il più buono, il più affascinante. L’intervento di Claudia è tanto più notevole in quanto ella mandò al marito Ponzio Pilato un messaggio nell’ora in cui stava decidendo “il caso” più importante che mai gli fosse capitato in tutta la sua carriera e che l’avrebbe fatto passare alla storia dei secoli a venire.
Mandare un messaggio a un giudice nell’esercizio delle sue funzioni era oltraggio meritevole di essere punito. Soltanto l’atrocità che Claudia aveva visto dipanarsi attorno a lei, l’aveva spinta a compierlo. Racconta l’evangelista san Matteo: «Mentre egli [Pilato] sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: “Non impicciarti con quel giusto; perché oggi ho sofferto molto in sogno per causa di lui”» (Mt 2,19).
Le donne di Israele tacevano. Erano assenti. Se qualcuna era presente su quella piazza tra il Tempio e il pretorio, stava gridando: “Crocifiggilo” contro Gesù. Una donna pagana, donna d’alto rango, nipote di Augusto e parente di Tiberio, l’imperatore in carica, si muove in difesa di Gesù, affinché il marito che ha già riconosciuto la sua innocenza, non ceda di fronte alle “barbe unte” dei sinedriti e al popolaccio, e lo tratti in modo equo.

Claudia Procula è l’unica donna romana citata dai Vangeli. Ed è una donna di altissimo rango. In lei è il patriziato romano, l’aristocrazia romana italica che sorge in difesa di Gesù. È la donna dalla fede ancora imperfetta, appena iniziale, che si alza in difesa di Colui che darà la più grande dignità alla donna, la vera dignità, che nessuna femminista è in grado di rivendicare.

Che cosa ha sognato Claudia, che cosa l’ha fatta tanto soffrire? Forse ha “visto” in sogno, quanto di lì a poche ore sarebbe avvenuto sul Calvario con “quel Gesù” straziato sulla croce, tra cielo e terra, e il cielo oscurato di tenebre, il terremoto che spacca le rocce, e i sepolcri che si aprono?

Certo è che quel sogno era l’epitome dei sogni e dei desideri di un mondo pagano, l’illuminazione sulla sua secolare speranza in un “Uomo giusto”, un Salvatore. Era un richiamo a Sofocle, che aveva scritto: «Non aspettarti che questa maledizione (il peccato, il dolore, la morte) abbia fine, finché non venga un Dio che si assuma, in sostituzione di te, i peccati che hai commesso».

Claudia sentiva – intravvedeva ancora vagamente, ma realmente – che quel “Giusto”, quel “Salvatore”, quel Dio che si assume i peccati degli uomini e li espia, era lì, davanti alla seggiola curule di suo marito, Pilato, che ella richiamava a non entrare nella storia di quel Gesù di Nazareth. Ma Pilato era troppo debole per ascoltarla. Il politico era nel torto, la sua donna, apolitica, era già nella verità, perché aveva inteso i presagi compirsi in quell’ora fatidica, la più fatidica della storia.
Sì, Gesù patì sotto Ponzio Pilato ma, a gloria di Claudia, una voce di donna si levò per Gesù il nome della verità e della giustizia. …………………………

Paolo Risso

         Piazza Valeria Procula e Resti della Casa (tradizione)